• Vi scrivo la presente, non per sottoporvi il nostro caso, ma per farvi un piccolo appunto: nelle vostre notizie fate accenni quasi esclusivamente a “famose” aziende, come ad esempio la Fiat (vedi Termini Imerese), che sono alla ribalta dei mass media nazionali. Comprendo che rivestono (e hanno rivestito) un ruolo importantissimo sulla scena economica nazionale (soprattutto per i fondi pubblici che hanno succhiato, ma questo è un altro discorso!). Ma le fabbriche italiane non sono soltanto la Fiat: la realtà nazionale è fatta anche di tante altre aziende, piccole e medie, come quella in cui ho lavorato per molti anni, situata in quello sperduto vicolo cieco di nome Salento!

    Proposto da Giovanni, fonte YouTube iltaccoditalia

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    2 Commenti

    • Giovanni scrive:

      Ciao Antonello e Marco, abito a Casarano (Lecce) e sono un impiegato del Calzaturificio “La Nuova Adelchi” s.p.a. di Tricase (Lecce). Dopo 21 anni di quotidiano e silenzioso lavoro, a marzo dello scorso anno sono stato posto in cassa integrazione insieme a circa 700 altri colleghi (tra operai e impiegati) facenti parte anche di altre aziende del gruppo (sapete le famose scatole cinesi: lavoratori licenziati da una fabbrica e assunti da un’altra, facente capo allo stesso amministratore o familiare o prestanome). Fino agli inizi del millennio eravamo in totale circa 2.500 lavoratori, e nel corso di questi ultimi anni la proprietà, insieme ai sindacati conniventi ed alle istituzioni tutte, è stata in grado di ridurre il capitale umano, ma non gli ordinativi che sono rimasti costanti. Hanno furbescamente delocalizzato le produzioni (Albania e Bangladesh): la scusa è sempre la solita noi italiani costiamo troppo!!! Considerato che noi lavoratori del manifatturiero a tutt’oggi non abbiamo alcun futuro nello “stivale italico” e a distanza di pochi giorni della giornata di commemorazione della “Shoah”, vorrei lanciare una proposta: lo stato invece di darci l’elemosina della cassa integrazione potrebbe risparmiare quel denaro impiegandolo nella costruzione di “lager” dove poterci deportare tutti e mandarci al creatore! I costi di gestione sarebbero vicini allo zero in quanto non ci darebbero nulla da mangiare, ed anzi bruciando i nostri corpi in appositi inceneritori potrebbero recuperare l’energia, producendo energia elettrica e quindi risparmiando sulla bolletta energetica nazionale. In questo modo lo stato risolverebbe definitivamente il problema dei cassaintegrati. Visto che i politici nostrani appartenenti all’area della maggioranza e quasi tutti i mass media (carta stampata, radio e televisione), ad eccezione solo di alcune trasmissioni televisive, presentano un’immagine quasi “paradisiaca” dell’Italia, che è sempre in ripresa rispetto a qualcun altro (?), quando invece il centro studi di Confindustria (sicuramente organo non di sinistra!) ha lanciato l’allarme disoccupazione: «A dicembre il tasso di disoccupazione in Italia è stato dell’8,5% contro il 10% nell’area euro». Ma, «includendo tra i disoccupati l’equivalente di forza lavoro delle ore erogate di Cig, il dato italiano sale a 10,1% in linea con quello europeo».
      Confindustria definisce il «sentiero della ripresa» ancora «accidentato e disuguale» e segnala una frenata per Italia e Germania (fonte http://www.ilgiornaledivicenza.it).

      Comprendo bene che non potete elencare una per una tutte le aziende che sono in cassa integrazione, d’altronde ciò esula anche dal contenuto della trasmissione, e non vi chiedo assolutamente di nominare il caso specifico della mia azienda, ma ogniqualvolta che parlate ad esempio della Fiat vogliate cortesemente aggiungere anche la postilla della presenza in Italia di molte aziende in cassa integrazione.
      Vi è un altro dato da considerare, e cioè che la maggioranza degli italiani non è a conoscenza ed ignora l’esistenza di queste innumerevoli aziende in cassa integrazione! Non per propria ignoranza, ma perché gli organi di informazione “evitano” di diffondere questo genere di notizie negative ed allarmanti che andrebbero contro il “verbo” diffuso dal premier. Almeno voi, che ritengo non abbiate molti peli sulla lingua e che grazie alla vostra pungente ironia date ogni genere di notizie, cercate di far capire che casi come la Fiat sono capillarmente diffusi su tutto il territorio nazionale e che se viene sommato il numero di tutti gli operai cassaintegrati, il risultato è numericamente superiore a quelli della Fiat!!!
      Ero a conoscenza della vostra trasmissione radiofonica almeno da circa 8 anni a questa parte (me ne aveva parlato mio cugino), ma non avevo mai potuto ascoltarvi perché quando voi iniziavate la trasmissione, io dovevo già essere in ufficio. Da circa un anno a questa parte (ahimè per me) vi ascolto quasi quotidianamente, e colgo l’occasione per farvi i miei complimenti per la satira con la quale condite le notizie. P.S: durante il mese di settembre dello scorso anno 5 operai sono saliti sul tetto del municipio di Tricase per quindici giorni, ma la notizia non è andata oltre i confini provinciali e regionali! Forse non ci trovavamo a Milano, non ci chiamavamo INNSE e non eravamo 176 operai!!! Notizia dell’ultim’ora: questa mattina è stato occupato il municipio di Tricase da un gruppo di lavoratori fino a quando non avremo delle risposte dai politici. Vi saluto calorosamente.

    • Guendalina scrive:

      Carissimo Giovanni, non credere che gli italiani siano tutti addormentati: anche a voler essere narcotizzati, il passaggio dalla fase 1 “non c’è la crisi,” alla fase 2 “siamo quasi usciti dalla crisi” ha rivelato tutta l’insipienza di chi ci governa, abbiamo una classe politica che non rispetta nemmeno l’intelligenza del proprio elettorato.
      Dove abito io, luogo fino a qualche tempo fa prospero, è pieno di cassintegrati e licenziati. Almeno su questo mi sento di rassicurarti: la gente lo sa che la situazione economica in Italia è disastrosa, che ci sono migliaia di lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, che a questa situazione l’unica risposta è una politica fatta solo di parole e dei soliti intrallazzi di pochi pescicani che sorridono la notte mentre la gente muore.

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